Valetti, il Bardolino che cercavi

 

Chi siamo Dicono di Noi

Dove Siamo Lago di Garda Enoturismo

Bardolino Classico DOC Bardolino Superiore Classico DOCG Bardolino Chiaretto Classico DOC Bardolino Chiaretto Spumante DOC Valpolicella DOC Amarone della Valpolicella Classico DOC Lotario Merlot-Cabernet IGT Pardàli Cabernet Sauvignon IGT Bianco di Custoza DOC Adelaide Chardonnay IGT Gocce di Sole Bianco Passito Olio Extravergine di Oliva Grappa del Bardolino

Links News Ricette Venete La degustazione

Photogallery

Shopping

La degustazione

Analisi visiva

L'analisi visiva è la prima delle tre fasi di degustazione di un vino. È importante a tal punto da decidere se effettivamente procedere alla sua degustazione o al suo accantonamento (un vino torbido con sospensioni varie o con colori non vivi, accesi denota difetti e malattie). Gli occhi possono trasmetterci informazioni precise sullo stato di salute, conservazione, struttura e tipologia del vino. Sono quattro le cose che bisogna prendere in considerazione con l'esame visivo: la limpidezza, il colore, la viscosità e l'effervescenza (solo per vini frizzanti o spumanti).
Si procede all'esame dopo aver riempito per un terzo il calice impugnandolo, dallo stelo o dal piede, con il pollice e l'indice e portandolo al livello degli occhi e osservandolo in contro luce. Si esamina in questo modo la limpidezza, ovvero la pulizia e la capacità di far passare le radiazioni luminose; più un vino è limpido più è stabile e sano. Per coglierne meglio la trasparenza si usi un foglio stampato cercando di leggerlo attraverso il bicchiere.
A questo punto si procede all'osservazione del colore di cui si valutano vivacità (colore acceso o spento), intensità (carico, scuro, cupo, chiaro, pallido, debole) e le sfumature. Il colore dei vini rossi va da rosso porpora a rosso rubino, rosso granato e rosso aranciato; il colore dei vini rosati va da rosa pallido, rosa cerasuolo, chiaretto e buccia di cipolla; infine le tonalità di un vino bianco vanno da bianco carta a giallo verdolino, paglierino, oro e ambrato.
Per la valutazione della viscosità è necessario osservare il vino mentre lo si versa nel bicchiere e, successivamente, facendolo ruotare lentamente sulle pareti. Si potrà coglierne così la consistenza: più è scorrevole più è leggero, più è denso maggiore sarà il suo contenuto di alcool.
Il contenuto alcolico si può valutare anche dai cosiddetti archetti o lacrime del vino. Sono curvature che si formano sulle pareti del bicchiere dovute proprio al grado alcolico più gli archetti sono fitti e lenti a scendere maggiore è il contenuto di etilico. Infine, per i vini frizzanti e per gli spumanti, bisogna valutare l'effervescenza dovuta all'anidride carbonica che si libera nel momento in cui viene versato il vino provocando sia la spuma sia le bollicine o perlage come lo chiamano i francesi. La spuma dovrà essere abbondante e asciutta quasi crepitante, le bollicine, soprattutto negli spumanti, devono essere tante, continue piccole e persistenti. Nei vini dichiarati fermi o tranquilli l'effervescenza è invece sintomo di un difetto e denota rifermentazioni avvenute all'interno della bottiglia e che coglieremo successivamente al naso individuando delle puzzette di rifermentato. La tendenza attuale è quella di immettere in commercio vini puliti, limpidi e privi di sostanze che possano in qualche modo provocare del deposito.
Importante, ai fini della degustazione, è che i depositi rimangano fissi sul fondo della bottiglia e non si mescolino al nostro prodotto. Quando si degustano vini di qualche anno è meglio procedere alla decantazione.

Scala cromatica delle colorazioni dei vini


Sono molte le variabili che influiscono sul colore di un vino: innanzitutto il vitigno, poi le caratteristiche del terreno, l'annata più o meno favorevole, il grado di maturazione, la vinificazione, l'affinamento, l'età... Il colore rimane comunque il primo indicatore nella valutazione di un vino che va misurato anche in relazione con gli altri aspetti da tenere presente nell'esame visivo. Ecco le scale cromatiche delle diverse tipologie di vino.

Vini bianchi

Dal "quasi bianco" al "quasi arancione". È vasta la gamma dei colori dei vini bianchi che dipende molto dal vitigno, dalla maturazione delle uve e dall'età: va ricordato che con l'invecchiamento il colore dei vini bianchi tende ad aumentare l'intensità. Da tenere sotto controllo i riflessi grigiastri e i colori spenti: sono spesso indicatori negativi.

Bianco carta.
È un vino quasi incolore, contraddistingue solitamente vini fragranti, da bersi giovani. Indicatore di giovinezza e freschezza sono anche i riflessi verdolini o verdognoli.

Giallo paglierino.
È il tipico colore giallo chiaro, si differenzia a seconda dell'intensità (più o meno carico).

Giallo dorato.
È un giallo intenso, lo si ritrova in particolari vitigni. È spesso riscontrabile nei riflessi di vini bianchi importanti, di una certa longevità o passati in legno.

Giallo ambrato.
È il colore tipico dei vini passiti, dei vini liquorosi e, comunque, dei vini ottenuti da uve molto mature.

Vini rosati

Un'ampia gamma di sfumature per i vini rosati che dipende da quanto a lungo si lascia il mosto a contatto con le bucce. Le tonalità giallo-aranciate sono indicatori di vecchiaia, caratteristica negativa per i vini rosati che sono contraddistinti dalla freschezza e dagli aromi fruttati della giovinezza.

Rosa fior di pesco.
Richiama il colore dei petali dei rami del fiore di pesco.

Rosa cerasuolo.
È un rosa abbastanza intenso, che ricorda le prime ciliegie.

Chiaretto.
Più rosso che rosa, ma non raggiunge l'intensità dei vini rossi

Buccia di cipolla.
Un rosa intenso, carico di riflessi che tendono all'aranciato.

Grigio o ramato.
È tipico di uve a bacca "ramata", come il Pinot grigio che viene lasciato in breve macerazione con le bucce.

Vini rossi

Al contrario dei vini bianchi, nei rossi l'invecchiamento corrisponde a una progressiva diminuzione dell'intensità del colore. Il rosso porpora contraddistingue i vini più giovani, evidenti riflessi tendenti all'arancione i vini più invecchiati.

Rosso porpora.
È intenso, con tendenze al viola, tipico del vino giovane.

Rosso rubino.
È il colore più "diffuso": un rosso scuro che richiama l'omonima pietra e che contraddistingue i vini da bersi relativamente giovani come indicatore del corretto stadio evolutivo per essere bevuti.

Rosso granata.
Un colore che sfuma verso il rosso sangue. È il primo segnale di maturità del vino. Un vino granata, o tendente al granato, ha riposato almeno un paio d'anni. Indica solitamente una buona evoluzione.

Aranciato.
Di solito le tonalità aranciate si colgono nelle sfumature che ricordano il colore del mattone. È l'indicatore tipico dell'invecchiamento, giusto stadio evolutivo per i grandi vini che sviluppano con l'età il loro massimo, indice di decrepitezza per i vini che non reggono l'invecchiamento.
profumi1.jpg (201545 byte)
Analisi olfattiva

La seconda fase della degustazione è l'esame olfattivo. Il naso è da sempre considerato la sentinella dell'uomo e si dice non esista analisi chimica che possa competere con questo organo. Le sostanze odorose nel vino sono numerosissime si è addirittura arrivati a contarne più di cinquecento e sono spesso mescolate fra loro e alle volte talmente tenui da essere ai limiti della soglia di percezione; non dimentichiamo che le sensazioni olfattive non sono fisse e nemmeno durevoli e che lo stesso olfatto, la cui sensibilità è decisamente superiore a quella del gusto, è discontinuo ecco perché il lavoro che si svolge all'analisi olfattiva è difficile e richiede elevata concentrazione e ottimo stato di salute. Le sostanze responsabili dei profumi di un vino si chiamano sostanze volatili ed hanno la caratteristica di evaporare in soluzioni liquide, appartengono a diverse famiglie chimiche come alcoli, acidi esteri, terpeni, ecc.
Si distinguono tre gruppi di profumi classificati in odori primari, secondari e terziari: i primi sono quelli che provengono dall'uva e sono legati alla varietà del vitigno (l'aromaticità di un Malvasia, di un Brachetto, di un Moscato), i secondi sono quelli che hanno origine durante la fermentazione alcolica (frutta, fiori, spezie, confetture, miele), e gli ultimi sono quelli che si formano durante la maturazione e l'invecchiamento del vino (profumi primari e secondari che si mescolano evolvendosi in composti più complessi in ciò che si definisce bouquet). Si prendono in considerazione all'esame olfattivo la qualità dei profumi, l'intensità, la persistenza e la natura del profumo. L'esame olfattivo avviene in due momenti: il primo a bicchiere fermo, inspirando brevemente; il secondo annusandolo dopo averlo fatto ruotare nel bicchiere movimento che permetterà al vino di liberare a contatto con l'aria le sostanze volatili.
Con questa inspirazione diretta si valutano l'intensità e la qualità del vino. L'olfatto comunque interviene anche quando il vino viene messo in bocca e deglutito percependo i profumi per via indiretta o retronasale (aromi); è con quest'ultima operazione che possiamo valutare la persistenza ossia la durevolezza dell'aroma del vino in bocca. Un vino potrà essere quindi di buona qualità quando è fine e franco cioè pulito, netto, privo di puzze e difetti e tanto più sarà interessante quanto più il suo profumo sarà complesso, ossia ricco di sfumature odorose composite. Un vino più è penetrante, più è intenso olfattivamente e più i profumi sono continui e durevoli maggiore è la persistenza degli odori. Un consiglio: non ci si deve soffermare col naso troppo tempo sul bicchiere per evitare in questo modo l'assuefazione.
Esistono diverse classificazioni che catalogano gli odori riscontrati nel vino. Ecco un estratto di quella proposta da Slow Food Editore nel suo libro "Il piacere del vino".

Odori floreali
Molto presente nei vini giovani: i vini bianchi richiamano solitamente fiori bianchi, i vini rossi quelli rossi. Acacia, biancospino, rosa, iris, geranio, fior d'arancio, caprifoglio, tiglio, violetta, narciso, gelsomino, ginestra...

Odori fruttati
Stesso discorso che per i fiori: nei bianchi si ritrovano solitamente frutti a polpa bianca, in quelli rossi frutti a polpa rossa. Albicocca, ananas, banana, ciliegia, fragola, ribes, lampone, mora, mela cotogna, prugna, agrumi, frutti esotici....

Odori di frutta secca
Solitamente riscontrabili nei vini più complessi Fico secco, mandorla, nocciola, noce, prugna secca, uva sultanina, confettura, frutta cotta...

Odore vegetale
Più sono complessi più si riscontrano solitamente in vini importanti (per esempio funghi, tartufi...). Erba, felce, fieno tagliato, limoncello, salvia, foglie morte, mallo di noce, peperone verde, funghi, tartufi, muschio, humus.

Odori speziati-aromatici
Tranne qualche eccezione, sono solitamente riscontrabili nei vini complessi. Anice, cannella, chiodo di garofano, finocchio, liquirizia, noce moscata, alloro, timo basilico, lavanda, zenzero, pepe, vaniglia...

Odori balsamici
Anch'essi legati a vini importanti Resine nobili, pino, incenso, ginepro, trementina

Odori empiraumatici
Dal greco empyreuma, empyreumatos, carbone ricoperto di cenere per accendere il fuoco. Sono particolari odori chimici solitamente legati all'affinamento in legno. Affumicato, cacao, caffè, cioccolato, caramello, mandorla tostata, goudron, pietra focaia...

Odori animali
Se evidenti rappresentano un difetto, se ben equilibrati con gli altri sentori contraddistinguono la tipicità del vitigno (per esempio pipì di gatto per certi Sauvignon). Pelliccia, cuoio, carne selvaggina, sudore, pipì di gatto...

Legnosi
Odori provenienti dal legno in cui il vino è stato conservato. Quercia, acacia, scatola di sigari....

Odori di altri alimenti
Farina, crosta di pane, lieviti (riscontrabili spesso in vini rifermentati con lieviti selezionati come gli spumanti). Burro, formaggio (odore di latteria), miele, sidro, birra...

Odori chimici
Derivano dai composti chimici del vino come alcol, acetato di etile, anidride solforosa. Sono spesso dei difetti. Aceto, zolfo, di medicinale, di disinfettante, di celluloide...

Odori eterei
Derivano dalle fermentazioni e da alterazione delle fermentazioni. Sono solitamente sentori gradevoli. Smalto per unghie, caramella inglese, sapone, cera, latticini...

Analisi gustativa

L'ultima fase della degustazione è l'esame gustativo.

Solo quattro sono i sapori percepiti dalla lingua: il dolce in punta, il salato e l'acido sulle pareti laterali, l'amaro in fondo. Si può dire quindi che il gusto è il più grossolano dei nostri sensi, ci fornisce inoltre alcune sensazioni di tipo tattile (astringenza o sensazione allappante provocata dai tannini e il pizzicore dell'effervescenza) e termico. Proviamo a mettere in bocca una prima quantità di vino per "avvinare" la bocca e poi effettuiamo un sorso più consistente. Tratteniamo il liquido dapprima nella parte anteriore della bocca e poi spargiamolo in tutta la cavità orale.

Gli elementi da prendere in considerazione sono: la struttura generale, l'equilibrio, l'intensità delle sensazioni retronasali (aromi) e la persistenza. Per struttura generale si intende lo spessore, la consistenza e il corpo del vino dato da alcool insieme a tutte le sostanze che lo compongono (polifenoli, acidi fissi, sali, zuccheri, glicerina). Per equilibrio di un vino bianco si intende il risultato del rapporto morbidezza e acidità; in un vino rosso il rapporto tra morbidezza, acidità e tannicità. Per quanto riguarda l'intensità delle sensazioni retronasali si intende il complesso delle sensazioni gusto olfattive percepite in via indiretta dopo aver fatto ruotare il vino in bocca e deglutito; non dimentichiamo infatti che l'olfatto gioca un ruolo fondamentale nelle sensazioni del gusto; più le impressioni sono facilmente percepibili e identificabili più intensa sarà la sensazione retronasale. Infine la persistenza ci indica la durevolezza delle sensazioni olfatto-gustative del vino: più permangono ricordi uguali o simili a quando il vino era in bocca, maggiore definiremo la persistenza del vino. Il palato dovrà confermarci i descrittori riscontrati dal naso e fornircene di nuovi, sempre richiamando le analogie elencate per l'esame olfattivo. È il naso, infatti, che "comanda": provate ad assaggiare qualsiasi cosa tappandovi il naso. Il gusto che ne percepirete sarà notevolmente inferiore, come accade quando si ha un forte raffreddore.


A proposito di stato fisico: un vino si degusta al meglio quando si è in buone condizioni fisiche e mentali. È tempo sprecato assaggiare un vino quando si ha mal di testa, lo stomaco fuori posto oppure si è di corsa per qualche impegno. L'ora migliore è la tarda mattinata, a stomaco vuoto, quando si inizia ad avere un po' di appetito e tutti i sensi sono "all'erta". Bisognerebbe avere la cavità orale "pulita" da caramelle o da sigarette, così come andrebbero evitati profumi e cosmetici. Degustate vini "in crescendo", ovvero prima quelli più leggeri e meno invecchiati, altrimenti naso e palato si "brucerebbero" per i vini successivi. Tra un vino e l'altro, per "pulire" la bocca, è possibile mangiare un pezzo di pane o un grissino, assolutamente "neutri". C'è un limite ai vini che si possono degustare: è inutile assaggiare "in batteria" 10-12 bottiglie di vino rosso, gli ultimi saranno sprecati.


Infine, non fatevi condizionare e non condizionate gli altri. Non vogliamo con questo dire che in degustazioni non ufficiali si debba seguire un cerimoniale rigido e silenzioso, ma soltanto che spesso il giudizio altrui (soprattutto di gente che riteniamo più esperta di noi) può condizionarci. Cercando di suddividere sempre i vostri giudizi tra oggettività e soggettività: un vino può essere un grande vino ma semplicemente a voi non piace. Cercate quindi prima di analizzarlo sotto il profilo "tecnico" e poi trarrete valutazioni personali.
E non fatevi condizionare se qualcuno vi prende in giro: godetevi il vostro bicchiere di vino, analizzatelo (senza essere logorroici, però), e rifuggite da frasi tipo "Tu che sei esperto, che vino è questo?" Un degustatore non ha la sfera di cristallo: esistono innumerevoli tipologie di vini, prodotti da innumerevoli vitigni, in innumerevoli regioni del mondo con diverse tecniche di degustazione. Limitatevi nel cercare di scoprire l'età di un vino, il vitigno di origine, il sistema di vinificazione (un passaggio in legno, per esempio) lasciando agli indovini l'identificazione precisa di un vino semplicemente dopo avere esaminato il contenuto di un bicchiere.

 
   


 

ruota italiano.jpg (1005265 byte)

 

I principali difetti dei vini

Alle volte può accadere di percepire degli odori sgradevoli che costituiscono i difetti del vino. Il più classico è l'odore di tappo percepibile già al naso ma in modo ancora più netto al gusto, trasmesso al vino dal sughero attaccato da funghi parassiti.


Un altro difetto può essere l'odore di rifermentazione e di feccia (uno sgradevole sentore quasi di rancido) che proviene da un contatto eccessivamente protratto del vino con fecce ormai sporche e ossidate o in vini che hanno visto una rifermentazione non voluta, e quindi non controllata, in bottiglia (accade spesso nei vini acquistati in damigiana e imbottigliati da sé).

Un terzo difetto può essere provocato da batteri che si sviluppano in botti mal conservate e non pulite con appositi antisettici, può essere però anche provocato da uve non perfettamente sane. Si avverte cogliendo sentori che ricordano la tintoria. L'odore di ossidato (marsalato) è dovuto a un eccessivo contatto con l'ossigeno. È un processo irreversibile e costituisce un grave difetto tranne per i vini che fanno dell'ossidazione la loro principale caratteristica (come, per l'appunto, il Marsala).

Un altro difetto facilmente riscontrabile è quello di ridotto (è un odore di chiuso) percepibile in quei vini che hanno subito un invecchiamento in bottiglia in un ambiente appunto privo di ossigeno. Talvolta scompare o si attenua, lasciando ossigenare il vino. L'odore di zolfo è provocato da un uso eccessivo di anidride solforosa. È avvertibile sia al naso sia in bocca e si può associare all'odore di un cerino e a quello della lana bagnata.
Infine l'odore di solfidrico (ricollegabile alle uova marce) irrimediabile e che si forma a causa di una aggiunta eccessiva di metabisolfito di potassio prima della fermentazione o anche dovuto a un processo di riduzione durante la fermentazione alcolica.

 






Azienda Vinicola Valetti Luigi srl

Vini Classici di Qualità della Provincia di Verona        37010 Calmasino di Bardolino  (VR) - Via Pragrande, 8 - Lago di Garda - Italia       Tel & Fax  +39 045 7235075      E-Mail: valetti@valetti.it         P. iva 03924330230